| Rifugi e Ambiente |
In un rifugio di montagna, alto o basso, più o meno raggiungibile, è comunque fortissima la relazione tra uomo e ambiente: ogni attività umana è non solo circondata e accompagnata, ma anche fortemente condizionata dalle condizioni ambientali. Credo che sia stata questa considerazione alla base della mia scelta di gestire un rifugio in montagna. Il vivere così a stretto contatto con la natura, il “sentire sulla propria pelle” il vento, la neve, il sole, l’acqua. Il bosco e le stagioni che passano, fa sentire partecipi di tutto ciò: diventa ovvio interessarsene, cercare di capirne di più, conoscere piante e animali… e anche l’effetto delle attività umane sugli ecosistemi.
Da queste considerazioni è nata la nostra scelta di far pesare il meno
possibile l’attività del rifugio sull’ambiente circostante. Per quanto
possibile, visto che il rifugio, raggiungibile solamente a piedi, deve
comunque essere rifornito in elicottero, e per raggiungere la valle
sottostante ci serviamo di un fuoristrada. Ciò nonostante, è bello
potersi sentire parte di un ambiente incontaminato, ed è bello fare il
possibile per non modificarlo troppo. E’ bello anche trasmettere ai
visitatori questa consapevolezza, far vedere come l’uomo può inserirsi
nell’ambiente senza inquinare e distruggere, apportando delle modifiche
che siano compatibili con la sopravvivenza di entrambi. Di fatto,
questo è ciò che è sempre successo nelle Alpi: le profonde modifiche
apportate all’ambiente (si pensi solo alla creazione dei pascoli: dove
prima era il bosco, l’uomo, nel corso dei secoli, ha insediato il
pascolo e l’allevamento) non sono mai state distruttive, e la
convivenza tra uomo e ambiente, seppure a tratti difficile, è sempre
stata proficua.
Anna Bortoletto (Gestore del Rifugio Grassi al Passo Camisolo ) |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 29 luglio 2010 ) |