Una trentina di escursionisti provenienti da diverse località hanno partecipato il 1 Novembre scorso alla deposizione dei lumini sul ghiacciaio del Belvedere a Macugnaga per ricordare gli alpinisti caduti dalla parete est del Rosa e ancora prigionieri del ghiaccio. La cerimonia è stata favorita dalla bella giornata, relativamente calda, ma con il terreno già ricoperto dalla neve. C’erano anche i dirigenti e soci del Cai di Macugnaga insieme agli uomini del Soccorso alpino.
Di processioni sui ghiacciai sono piene le antiche storie del Monte Rosa. Ad Alagna quella del "Rosario fiorito", che si ripete tuttora alla fine dell’estate, era legata alla vecchia credenza del "purgatorio dei ghiacciai", ricordata anche dall’abate Giovanni Gnifetti alle metà dell’Ottocento: "Si vedevano i valligiani peregrinare per queste lande ghiacciate come in un solenne santuario e piegare le nude ginocchia indirizzando preci onde conseguire la liberazione delle anime sospirose".
A quell’epoca, un altro alagnese, il teologo Giuseppe Farinetti incontrò una donna diretta al ghiacciaio di Bors con una piccola scure per intagliare i gradini affinché l’anima di sua madre potesse lire più facilmente in paradiso. I ghiacciai come sede delle anime purganti, se non proprio dell’inferno.
Alla fine di luglio si tiene ancora a Macugnaga una processione alla croce dei Wasma, poco sopra Pecetto, dove un tempo arrivava la fronte del ghiacciaio del Belvedere per implorare la protezione del paese dalle sue improvvise e disastrose avanzate.
Quella della deposizione dei lumini è invece più recente, nata in modo estemporaneo e limitato. Inizialmente la praticavano le guide e i parenti di alcuni degli alpinisti precipitati negli anni ’50 dalla parete del Rosa, e conservati nel profondo del ghiacciaio del Belvedere. La sua generosità nel restituirne le salme è legata soltanto a un paio di episodi. Al 1971 risale il ritrovamento dei resti di Casimiro Bich, guida di Valtournenche caduta nel 1925, e al 2007 quello di Ettore Zapparoli, che ha suscitato un’eco molto vasta. Gli altri sono ancora prigionieri del ghiaccio. Come Gildo Burgener, guida di Macugnaga, scivolato dalla vetta della Dufour nel 1958. Ci sono una dozzina di altri alpinisti, italiani e stranieri, L’ultimo è il verbanese Marco Veniani, inghiottito dal canalone Marinelli nel 2006. Ieri tra i partecipanti alla cerimonia c'era anche sua madre insieme ai nipoti di Gildo Burgener
Teresio Valsesia (Pubblicato con l'autorizzazione dell'autore)



